Le fotografie di Alberto Andrian svelano un'attenzione per il reale che si svolge in un racconto per dettagli, particolari che emergono dallo sfondo inerte dell'abitare quotidiano per trovare armonia nelle composizioni fotografiche. E' una realtà indagata con affetto e curiosità, e tradotta in immagine con rigore e sintesi espressiva: nulla ̬ lasciato al caso, ogni riflesso luminoso, ogni ombra costruisce l'inquadratura, l'unica giusta.
Ed ecco che il racconto del cantiere TAV, cantiere ciclopico nella sua capacità di imprimere una nuova forma al territorio, si stempera nei colori, nelle luci e nelle ombre di frammenti. Frammenti isolati che strutturano l'immagine per segni e texture, quasi ad incidere per sempre delle impronte di una realtà altrimenti mutevole e fuggitiva.
Frammenti dell'abitare sono anche, e soprattutto, gli interni che Alberto Andrian fotografa con grazia e sottile ironia. Ogni oggetto ̬ ad un tempo isolato e partecipe dell'ambiente nel quale ̬ collocato, nel nitore di un'immagine che si struttura per melanges, calibratissimi, di luci naturali ed artificiali. Cogliere i frammenti all'apparenza marginali e ricucirli servendosi di colore e luce; ma colori e luci sono frammenti della visione, scindono la realtà e la scompongono in trame sottili che solo l'occhio del fotografo consapevole riesce ad intrecciare con nuove tessiture. Ed allora il linguaggio di Alberto Andrian, all'apparenza così immediato, si rivela essere fortemente strutturato, perfettamente coerente nella coincidenza di temi e modi espressivi con cui svolgere il racconto dell'abitare.
Saper arrestare lo sguardo e cogliere un'immagine tra le tante possibili per costruire un equilibrio di forme e colori: soltanto una acuta sensibilità riesce a restituire alla fotografia il suo ruolo di medium tra la realtà e l'idea, per costruire il racconto della propria idea del mondo.
Recensione dell'arch. Gaia Magoni.